Vigna di Madama Reale

La prima sede

///Vigna di Madama Reale
Vigna di Madama Reale 2017-11-15T15:02:31+00:00
Francesco del Cairo (attr.), Cristina di Francia, Racconigi - Castello

Maria Cristina (1606-1663), figlia di Enrico IV di Francia e di Maria de’ Medici e sposa nel 1619 di Vittorio Amedeo I, acquista nel 1622 i terreni collinari della Vigna, detti Valbruna e poi San Vito, antistanti la residenza del Valentino e collegati ad esso dal fiume e dai suoi imbarcaderi.

Compiuti da Michelangelo Morello complessi interventi sul terreno franoso della collina, il progetto della Vigna viene realizzato tra il 1648 e il 1653 da Andrea Costaguta, architetto, carmelitano e confessore della duchessa. Filippo d’Aglié, amico e sostenitore della Reggente negli Affari di Stato, con il supporto dell’architetto ducale Amedeo di Castellamonte, dirige nel cantiere le stesse maestranze e i decoratori all’opera nel Castello del Valentino.

La villa, abitata da Cristina negli ultimi dieci anni della vita, viene decorata con la magnificenza della Corte e in stretto rapporto con la natura circostante; in particolare i giardini sono riccamente progettati e costruiti su diversi livelli, collegati tra di loro e con la Villa da scalee, con ninfei, fontane e giochi d’acqua, parterre verdi e teatri “di verzura”.

Le immagini della Vinea Montana juxta Valentinum di Tommaso Borgonio (tavole dal Theatrum Statuum Regiae Celsitudinis Sabaudiae Ducis, 1682) e quelle dello stesso autore, relative alle scene teatrali del Lisimaco (Teatro Regio, 1681), trovano descrizione letteraria e metaforica nell’opera del 1667 di Filippo d’Aglié, conte di San Martino. Egli, con lo pseudonimo di “Filindo il Costante, Accademico Solingo”, espone il progetto decorativo nella sequenza degli spazi dedicati all’apoteosi delle Casate di Savoia e di Francia, in un gioco di rimandi tra storia, arte, natura e poesia che trovano composizione nelle pagine e nelle incisioni de Le Delizie, Relazione della Vigna di Madama Reale Christiana di Francia, Duchessa di Savoia, Regina di Cipro, posta sopra i Monti di Torino (Torino, 1667).

Alla morte di Maria Cristina, la Vigna, compiuta nel solo padiglione di nord-ovest, alterna brevi possessi dei Duchi e di pie istituzioni, tra cui l’Ospedale di Carità di Torino, fondato dalla Compagnia di San Paolo.

Tommaso Borgonio, Veduta prospettica della Vigna di Madama Reale, dal Theatrum Statuum Regiae Celsitudinis Sabaudiae Ducis, Blaeu, Amstelodami – 1682

All’inizio del Settecento il sito diviene quartiere militare e poi, per quasi tutto il XVIII secolo, sede estiva della Congregazione dei Padri Missionari di San Vincenzo de’ Paoli. Con l’occupazione francese la villa ospita Paolina Bonaparte, moglie di Camillo Borghese, Governatore del Piemonte e successivamente, con la Restaurazione, le Suore di Carità e i Padri Missionari anziani e infermi. Alla metà del Settecento, la riedificazione del palazzo e la riplasmazione dei giardini mutano definitivamente l’orientamento non più verso il Po e il Castello dl Valentino, ma verso la collina. Così definita nella pianta edificata e ridimensionata nell’estensione della proprietà, ancora nella seconda metà dell’Ottocento la villa conosce diversi passaggi di proprietà privata e una nuova stagione di restauri che la ridisegnano in un assetto, se pur aulico, ormai borghese con il parco di gusto romantico, il parterre erboso e il laghetto.

All’inizio del Settecento il sito diviene quartiere militare e poi, per quasi tutto il XVIII secolo, sede estiva della Congregazione dei Padri Missionari di San Vincenzo de’ Paoli. Con l’occupazione francese la villa ospita Paolina Bonaparte, moglie di Camillo Borghese, Governatore del Piemonte e successivamente, con la Restaurazione, le Suore di Carità e i Padri Missionari anziani e infermi. Alla metà del Settecento, la riedificazione del palazzo e la riplasmazione dei giardini mutano definitivamente l’orientamento non più verso il Po e il Castello dl Valentino, ma verso la collina. Così definita nella pianta edificata e ridimensionata nell’estensione della proprietà, ancora nella seconda metà dell’Ottocento la villa conosce diversi passaggi di proprietà privata e una nuova stagione di restauri che la ridisegnano in un assetto, se pur aulico, ormai borghese con il parco di gusto romantico, il parterre erboso e il laghetto.

Nel 1921 viene pubblicata, per volere del proprietario – il produttore di automobili Vittorio Diatto, autore di importanti interventi nel parco – la guida La Vigna di Madama Reale sul colle di San Vito presso Torino, a cura di Riccardo A. Marini, cui si deve la prima ricerca su documenti d’archivio. Nel 1927 la proprietà viene acquistata da Werner Abegg, industriale svizzero del tessile e collezionista, che trasforma la Vigna in un centro studi internazionale, in stretto rapporto con il Museo Civico di Palazzo Madama e con Vittorio Viale, suo direttore dal 1930 al 1965.

Nel 1983 i signori Abegg donano la proprietà alla Città di Torino e l’Istituto Bancario San Paolo di Torino acquista la proprietà superficiaria della Villa e l’uso di parte dei giardini. La restante porzione del Parco della Vigna di Madama Reale fa parte del Verde pubblico di Torino, Parchi collinari, ed è aperta alle visite (sabato e domenica).

La Vigna di Madama Reale, restaurata negli anni Ottanta, è stata sede di rappresentanza e ha ospitato l’Archivio Storico della Compagnia di San Paolo.