Archivio

Una eccezionale collezione di fonti per la documentazione e lo studio della storia piemontese e nazionale.

Fondo III - EGELI - Gestione beni ebraici e nemici

III, Istituto di San Paolo, Gestioni EGELI: Elenco dei beni sequestrati a Dorothy Symons-Jeune ved. Hanbury in provincia di Imperia, 1941, copertina III, Istituto di San Paolo, Gestioni EGELI: Elenco dei beni sequestrati a Dorothy Symons-Jeune ved. Hanbury in provincia di Imperia, 1941, copertina

Tipologia e consistenza

Fascicoli e registri; metri 115.

Estremi cronologici

1939-1997, con documentazione antecedente (fino al 1869).

Strumenti di consultazione

Inventario, indice delle persone, indice degli enti, indice dei luoghi.

Presto l’inventario sarà consultabile su D.A.C. – Digital Archives and Collections della Fondazione 1563.

Descrizione

L’EGELI - Ente Gestione e Liquidazione Immobiliare - con sede in Roma fu costituito con il r.d.l. 9 febbraio 1939 n. 126, provvedimento applicativo della tristemente nota legge antiebraica 17 novembre 1938, per acquisire, gestire e rivendere i beni sottratti agli ebrei. In seguito l’EGELI estese le proprie competenze ai sequestri dei beni esattoriali (l. 16 giugno 1939) e, con l’ingresso dell’Italia in guerra, ai sequestri dei beni degli stranieri di nazionalità nemica (r.d. 8 settembre 1938 n. 1415; l. 19 dicembre 1940, n. 1994).
Dopo l’8 settembre 1943 l’EGELI fu trasferito al Nord, a San Pellegrino Terme, dove assunse anche la gestione delle aziende industriali e commerciali dichiarate nemiche, mentre la Repubblica di Salò inaspriva le misure contro gli ebrei, stabilendo la confisca totale delle loro proprietà (d.l. 4 gennaio 1944 n. 1 e n. 2).
Il primo presidente dell’EGELI fu il senatore Demetrio Asinari di Bernezzo, sostituito poco dopo, alla sua morte, da Cesare Giovara: entrambi rivestivano anche la carica di presidente dell’Istituto di San Paolo di Torino.
Per la gestione dei beni trasferiti all’EGELI furono delegati diciannove istituti di credito fondiario presenti nelle diverse zone italiane: per il Piemonte e la Liguria fu scelto l’Istituto di San Paolo. L’incarico comportò un impegno sempre maggiore, coinvolgendo gli uffici tecnici, legali e contabili della sede centrale e le filiali, in particolare quelle liguri, dove si concentravano le proprietà straniere. Nel dicembre 1945 fu costituito il servizio gestioni EGELI, con 55 addetti, per unificare le funzioni amministrative e contabili, precedentemente di pertinenza del credito fondiario e del servizio tecnico.
La consistente documentazione prodotta si trovava nel momento dell’acquisizione da parte dell’Archivio Storico, nel 1989-1990, in un sotterraneo del palazzo di via Monte di Pietà, dove aveva sede il Credito fondiario e si era conservata pressoché integralmente per motivi legali relativi alla restituzione dei beni ma anche probabilmente per la consapevolezza che essa rifletteva un grave momento nella storia dell’Istituto e del Paese.
Il fondo è stato oggetto dell’approfondita ricerca coordinata da Fabio Levi Le case e le cose. La persecuzione degli ebrei torinesi nelle carte dell’EGELI 1938-1945 pubblicata nei “Quaderni dell’Archivio Storico” nel 1998. La Commissione della presidenza del Consiglio dei ministri, la cosiddetta “Commissione Anselmi”, istituita “per la ricostruzione delle vicende che hanno caratterizzato in Italia le attività di acquisizione dei beni dei cittadini ebrei da parte di organismi pubblici e privati” ha ampiamente utilizzato questo archivio, come si può leggere nel Rapporto generale pubblicato nel 2001.
Le serie più importanti sono costituite dalle convenzioni e rapporti con l’EGELI e dalle pratiche nominative di sequestro e confisca, articolate in beni ebraici; beni nemici; beni nemici nei territori francesi occupati; beni germanici; beni esattoriali.
La prima serie, di consistenza limitata, ma di importanza rilevante, contiene i documenti preparatori e i testi definitivi delle convenzioni con l’EGELI (la prima delle quali risale al 23 aprile 1940), verbali di riunione tra istituti gestori ed EGELI, circolari, norme, corrispondenza tra San Paolo ed EGELI relativa alla gestione in generale, promemoria e relazioni, statuti, testi legislativi.
Le pratiche nominative, intestate al proprietario dei beni, contengono generalmente il verbale di presa di possesso, un elenco descrittivo dei beni immobili e mobili, esaustivo e analitico, il verbale di restituzione; la corrispondenza interna tra uffici e agenzie dell’Istituto, ed esterna con i comuni, l’Intendenza di finanza, i proprietari, gli inquilini, ecc.; documentazione amministrativa e fiscale.
Le pratiche di confisca di beni ebraici sono più di centocinquanta, distribuite nelle province del Piemonte e della Liguria; le pratiche di sequestro, più numerose (352), sono concentrate nella provincia di Torino.
Sono più di un migliaio le pratiche dei beni di stranieri appartenenti ai paesi di nazionalità nemica, successivamente alleati (francesi, inglesi, statunitensi, ecc.). La provincia con un maggior numero di sequestri è Imperia, dove numerose erano le residenze francesi e inglesi, tra le quali la proprietà Hanbury con i famosi giardini di Latte. Seguono Aosta, altra provincia di confine, e Torino.
L’occupazione italiana di territori francesi, avvenuta nel giugno 1940, comportò il sequestro dei beni di cittadini di nazionalità nemica diversa da quella francese, secondo quanto disposto dal bando di Mussolini pubblicato a Mentone il 31 agosto 1941 e da successive disposizioni. Le pratiche di sequestro sono una sessantina.
Quasi un centinaio sono le pratiche relative ai beni germanici, posti sotto sequestro nel Nord Italia dopo la Liberazione, in base al comunicato della Presidenza del Consiglio dei ministri, pubblicato sulla G.U. n. 5 del 1 gennaio 1945, nel quale la Germania veniva dichiarata Stato nemico.
La questione dei beni tedeschi fu oggetto del memorandum d’intesa siglato il 14 agosto 1947 a Washington tra l’Italia e le potenze alleate.
A queste serie principali si affiancano ancora le serie nominative della contabilità, composte da circa quattromila fascicoli, contenenti la documentazione amministrativa minuta e gli inventari riepilogativi dei valori dei beni, con il dettaglio dei conti. L’integrità del fondo, sul quale non sono state effettuate operazioni di selezione, consente anche di effettuare ricerche sull’organizzazione del lavoro e sulla storia della tecnica bancaria.