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Filippo Juvarra e l’elaborazione del gusto decorativo tra Roma e Torino (1704-1735)

di Sara Martinetti

Filippo Juvarra e l’elaborazione del gusto decorativo tra Roma e Torino (1704-1735)

Il lavoro di ricerca – con il quale si condividono materiali ancora suscettibili di approfondimento – affronta l’attività di Filippo Juvarra nella decorazione d’interni e nell’arredo, indagando le relazioni fra le sue creazioni in questi due ambiti e i cantieri visibili a Roma negli anni dei suoi soggiorni. L’ornato è una presenza costante nell’attività grafica dell’Architetto, sin dal primo disegno fatto nello studio di Carlo Fontana: due sovrapporte impreziosite da putti e ghirlande (1704). Poco più tardi, nella cappella Antamoro in San Girolamo della Carità (1708-1710), Juvarra mostra la sua spiccata attitudine per il disegno d’interni concependo decorazione e arredo come un tutt’uno con la struttura. Il metodo di lavoro dell’Architetto, che mette a confronto diverse soluzioni per poi scegliere quella più conveniente alla destinazione, emerge anche nell’attività di scenografo teatrale, avviata nel 1706 con l’album «Pentieri Scenichi» e proseguita al servizio del cardinale Pietro Ottoboni (1709-1713). Scegliendo la decorazione e l’arredo più appropriati, in queste «Sale Regie» Juvarra esercita se stesso nella rappresentazione della regalità in attesa di possibili commissioni come architetto. È quanto accade nel 1714 con la chiamata da parte di Vittorio Amedeo II, per il quale Juvarra progetta da subito alcuni tavoli da muro: modelli che rivelano l’intenso processo di appropriazione delle fonti romane e un’interessante affinità con quanto proposto da Giovanni Giardini nell’album Disegni diversi, pubblicato a Roma nello stesso anno.
Durante l’attività torinese Juvarra fa costante ricorso a Roma per creare inedite soluzioni ornamentali, rinnovando il gusto per la grottesca di sapore antiquario, realizzando un prezioso gabinetto rivestito di specchi o ripensando l’uso dell’arredo in lacca orientale: realizza così per la corte sabauda un modello di rappresentazione del potere idealmente connesso con gli imperatori dell’antica Roma, ma al contempo aggiornato sulle più recenti esperienze internazionali.

 

Filippo Juvarra and the elaboration of the ornamental taste between Rome and Turin (1704-1735)

The research’s work – which comes out with the aim to share materials still susceptible of improvement – focuses on the activity of Filippo Juvarra as interior and furniture designer, investigating relations between his creations in these two fields and the decorative prominences in Rome during the years he worked in the Town. Decoration is a constant presence in the Architect’s graphic activity since his first drawing in the study of Carlo Fontana, representing two doorways decorated with putti and swags (1704). Few years later, in the Antamoro Chapel in San Girolamo della Carità (1708-1710), Juvarra shows his refined attitude towards interior design conceiving decoration and furniture as a whole with the structure. The Architect’s way to proceed, studying different solutions in order to finally choose the more convenient to his aim, emerges also in his activity as a stage designer, started in 1706 with the album «Pentieri Scenichi» and then improved at the service of cardinal Pietro Ottoboni (1709-1713). Choosing appropriate decoration and furniture for these settings Juvarra already proves himself in the display of power and royalty, while he waits for real architectural commissions to come. This will happen with the call at service from the King of Savoy in 1714: the sketches for console tables drawn for the new king of Sicily testify this intense process of acquisition of roman sources, sharing interesting affinities with Giovanni Giardini’s album Disegni diversi, edited in Rome in the same year.
During his mature activity in Turin Juvarra constantly uses what he has seen and what he continues to see in Rome to create innovative ornamental solutions, renewing the antiquarian taste for grotesques, realising a precious glass cabinet or introducing oriental lacquer furniture in the Royal Palace: in doing so he invents for the court of Savoy a kind of celebration ideally connected with Roman Emperors, but actually updated to broad international experiences.