Il valore della copia...

Alti Studi sull’Età e la Cultura del Barocco

2.1 – Valeria Di Giuseppe Di Paolo 2017-11-13T16:28:15+00:00

Il valore della copia nell’Accademia di Francia (1666-1699). Funzioni, modelli, destinazioni e pratiche
di Valeria Di Giuseppe Di Paolo

La copia, cui è esplicitamente dedicato l’articolo XI dello statuto dell’Accademia di Francia del 1666, è il perno della produzione artistica dei pensionnaires e con la sua duplice finalità pedagogica e ornamentale essa è destinata in gran parte alla decorazione delle dimore reali di Luigi XIV. La copia deve interpretarsi come principale congegno di attuazione di quel progetto di rinascita delle arti francesi, ovvero di costruzione di un linguaggio artistico nazionale, attuato dai ministri Colbert e Louvois.

Attraverso la riproduzione di tutto ciò che di bello possedeva Roma in antichità e in pittura, unica risorsa dopo il divieto di esportazione promulgato da Innocenzo XI, si aspirava anche al trasferimento dei valori storico-artistici connaturati al patrimonio delle civiltà classiche in un meccanismo di ideale e concreta appropriazione di un primato culturale.

Pertanto la copia, che assume una sua identità come oggetto “altro” rispetto al modello pur mantenendone in misura variabile una diretta ed evidente dipendenza, offre una valida chiave di lettura dei rapporti e degli scambi tra Roma e Parigi in un senso che porterà alla celebre espressione «on peut dire que l’Italie est en France, et que Paris est une nouvelle Rome». La copia è strumento ed espressione della volontà centralistica della monarchia francese in politica estera; essa riflette le tappe più significative di questo processo politico e culturale, registrando attraverso la scelta dei modelli la formulazione del nuovo gusto in campo artistico.

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