La scultura in Arcadia

Alti Studi sull’Età e la Cultura del Barocco

2.3 – Sara Piselli 2017-11-13T16:26:10+00:00

La scultura in Arcadia. Antico/Moderno: lo stile arcadico nella cerchia ottoboniana
di Sara Piselli

Nell’ambito del tema di ricerca “Antico-Moderno” proposto dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura, La scultura in Arcadia risponde alla necessità di affrontare lo studio delle scelte mecenatistiche, collezionistiche nell’ambito della produzione scultorea romana al passaggio tra Sei e Settecento, indagando il caso esemplare del cardinale Pietro Ottoboni e degli artisti coinvolti nel suo cenacolo culturale. I molti studi dedicati al cardinale d’origine veneziana che si sono succeduti negli anni e hanno permesso di mettere a fuoco l’importanza della sua personalità nel panorama culturale romano, se si esclude il testo dedicato da Edward Olszewski nel 2004 al monumento funebre di Alessandro VIII in San Pietro, hanno lasciato a margine l’approfondimento sulla presenza della scultura nell’ambito delle collezioni e del mecenatismo dell’Ottoboni. La presente ricerca, a partire dai fondamentali studi avviati dalla pubblicazione di Patrons and Painters di Francis Haskell nel 1963 sino a quelli recentissimi affrontati da Edward Olszewski, mira a delineare le scelte operate dal veneziano ricostruendo gli orientamenti di gusto per la scultura, espresso tramite le scelte collezionistiche e le committenze, il favore accordato agli artisti e all’autorità dei modelli antichi e moderni, avendo come orizzonte di riferimento il contesto culturale dell’Arcadia romana.

Punto di partenza è lo studio delle opere finora note nella collezione, accanto all’ampliamento e alla revisione critica degli studi sul contesto artistico e culturale di Roma nei primi anni del Settecento e l’avvio di una revisione di parte della grande quantità di documenti relativi a Ottoboni conservati negli archivi romani. Le scelte del cardinale, emerse dall’esame delle carte, sono state confrontate con quelle di altri collezionisti nel contesto romano, approfondendo le somiglianze e le differenze del ruolo della scultura nelle collezioni, nel gusto e nel rapporto con le arti sorelle.

Un’altra parte della ricerca è rivolta allo studio delle fonti letterarie arcadiche dedicate alle arti, con particolare attenzione alle composizioni poetiche presenti nei manoscritti conservati presso la Biblioteca Angelica di Roma e ai volumetti stampati in occasione delle premiazioni dei Concorsi Clementini, analizzando le composizioni poetiche inerenti gli oggetti d’arte, al fine d’illustrare la prospettiva dei pastori Arcadi nei confronti delle arti.

Se la carriera Ottoboni come committente di scultura si apre con la scelta dell’autorevole figura di Domenico Guidi, è principalmente nella personalità artistica di Angelo De Rossi che si riflette il gusto del cardinale. Lo scultore, allievo di Filippo Parodi, perfezionatosi a Roma applicandosi allo studio di antichità e di opere moderne e frequentando le accademie del disegno, raggiunge una tale abilità che Nicola Pio disse di lui che «Ha disegnato una meraviglia più da pittore che da scultore ed era un primario di Roma e dell’Italia». L’artista genovese si distingue specialmente nel condurre il mezzorilievo in modo magistrale, attraverso una sensibilità pittorica che lo rende un punto di riferimento nel contesto romano e internazionale. La sua capacità nel modellare, esemplificata nelle sue opere realizzate tanto per il Cardinale come per altre destinazioni, mostra grande delicatezza nell’uso dello scalpello, unito ad una raffinata sensibilità nell’interpretare la resa della naturalezza, temperata nel pathos che ben calzano a quel concetto di gusto arcadico, che lo unisce ad un altro artista della corte Ottoboni, Francesco Trevisani. Ciò che emerge a questo proposito è l’immagine coerente delle scelte operate da Ottoboni come protettore delle arti, soprattutto nel periodo tra la fine del XVII e la fine del pontificato di Clemente XI, durante il quale le attività dei due artisti giungono a definire il carattere del gusto del cardinale veneziano, la cui unitarietà finisce con la morte precoce dello scultore genovese.

Dall’analisi del contesto mecenatistico ottoboniano è emersa la necessità di sottolineare la presenza della scultura e l’apporto degli artisti che ad essa si dedicavano, che, sebbene numericamente inferiore in termini di presenze rispetto alla pittura nell’ambito delle collezioni, si rivelano essere fattori importanti nella configurazione delle scelte artistiche e culturali del mondo romano settecentesco.

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