Filippo Juvarra e l'elaborazione del gusto decorativo...

Alti Studi sull’Età e la Cultura del Barocco

1.5 – Sara Martinetti 2017-11-13T16:32:00+00:00

Filippo Juvarra e l’elaborazione del gusto decorativo tra Roma e Torino (1704-1735)
di Sara Martinetti

Il lavoro di ricerca – con il quale si condividono materiali ancora suscettibili di approfondimento – affronta l’attività di Filippo Juvarra nella decorazione d’interni e nell’arredo, indagando le relazioni fra le sue creazioni in questi due ambiti e i cantieri visibili a Roma negli anni dei suoi soggiorni. L’ornato è una presenza costante nell’attività grafica dell’Architetto, sin dal primo disegno fatto nello studio di Carlo Fontana: due sovrapporte impreziosite da putti e ghirlande (1704). Poco più tardi, nella cappella Antamoro in San Girolamo della Carità (1708-1710), Juvarra mostra la sua spiccata attitudine per il disegno d’interni concependo decorazione e arredo come un tutt’uno con la struttura.

Il metodo di lavoro dell’Architetto, che mette a confronto diverse soluzioni per poi scegliere quella più conveniente alla destinazione, emerge anche nell’attività di scenografo teatrale, avviata nel 1706 con l’album «Pentieri Scenichi» e proseguita al servizio del cardinale Pietro Ottoboni (1709-1713). Scegliendo la decorazione e l’arredo più appropriati, in queste «Sale Regie» Juvarra esercita se stesso nella rappresentazione della regalità in attesa di possibili commissioni come architetto. È quanto accade nel 1714 con la chiamata da parte di Vittorio Amedeo II, per il quale Juvarra progetta da subito alcuni tavoli da muro: modelli che rivelano l’intenso processo di appropriazione delle fonti romane e un’interessante affinità con quanto proposto da Giovanni Giardini nell’album Disegni diversi, pubblicato a Roma nello stesso anno.

Durante l’attività torinese Juvarra fa costante ricorso a Roma per creare inedite soluzioni ornamentali, rinnovando il gusto per la grottesca di sapore antiquario, realizzando un prezioso gabinetto rivestito di specchi o ripensando l’uso dell’arredo in lacca orientale: realizza così per la corte sabauda un modello di rappresentazione del potere idealmente connesso con gli imperatori dell’antica Roma, ma al contempo aggiornato sulle più recenti esperienze internazionali.

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